Istà

AUTORI
Andrea Longega
LINGUA
Dialetto veneziano, Italiano
EDITORE
Samuele Editore – Pordenonelegge
Trailerabile
Sì
Genere
Poesia
Target
Per tutti
Biografia autori
Andrea Longega è nato a Venezia nel 1967 e vive a Murano. Ha pubblicato le raccolte di poesie: Ponte de mèzo (Campanotto, 2002); Fiori nòvi (Lietocolle, 2004); El tempo de i basi (Edizioni d’if, 2009); Finìo de zogàr (Il ponte del sale, 2012); Caterina (come le cóe dei cardelini) (Edizioni l’Obliquo, 2013); la plaquette Primo lustro (Nervi Edizioni, 2015); La seconda cìcara de tè (ATì editore, 2017; premio Cappello 2018); Atene (venìndo zo dal Licabéto) (Ronzani, 2019); A dìr el véro (MC edizioni, 2020)
Anno di pubblicazione
2024
Ambientazione
Creta, Venezia
Sinossi breve
Tempo di pienezza e di ardore, in questo libro di Andrea Longega l’estate diventa desiderio di pace da trovare nei ritmi che rallentano e nello stare coi corpi mentre guardano il mare. Quello che scorre nelle quattro sezioni che compongono l’opera, suddivise per anno – 2020, 2021, 2022, 2023 – è una sorta di diario di viaggio, ambientato soprattutto a Creta, dove il poeta è solito “disperatamente” ritornare ogni istà, spinto da un desiderio di riconoscersi e di animare un ricordo. Addirittura chi prende parola pare pregare affinché si fermi il tempo nell’isola amata, non solo per impedire che sia consunta dallo sguardo turistico (come Venezia, città dell’autore), ma anche perché, se quel tempo si ferma, si ferma anche il proprio tempo. Vediamo bambini che scavano buche in spiaggia o in bicicletta, donne che chiacchierano in acqua, pescatori, cene negli alberghi, uomini che trascorrono giornate sotto il sole, guardando il mare, che a volte è un teatro, a volte Nureyev malato. In questi frammenti risplendono epifanie legate al mito, cortocircuiti tra tombe minoiche usate dai tedeschi durante la guerra e le fotografie dei turisti, le stelle di Saffo e i lampioni, parole come Odissea, episteme, che fanno risuonare in profondità la cultura appresa.
Il dialetto veneziano (con incursioni ironiche o stranianti dell’inglese e del greco), ispirato e in punta di lirica, non si stacca mai da terra, eppure una luce sposta sempre il punto di fuga della scena più in là, facendo restare in gola il gropo di una voce che non vuole lasciare il mare.
Sinossi lunga
Nel panorama della poesia contemporanea Istà di Andrea Longega si afferma come opera polifonica che cattura l’essenza dell’estate e la trasforma in un viaggio lirico, umano e mitologico. Distribuito in quattro sezioni che si estendono dal 2019 al 2023, l’autore ci guida attraverso la narrazione intima e frammentaria di un poeta che, anno dopo anno, ritorna disperatamente a Creta, isola del desiderio e della memoria, luogo denso di significati, epifanie e nostalgie. Il titolo stesso, che richiama l’estate, è il filo conduttore di questa ricerca costante di pienezza e di pace interiore.
La poesia di Longega si muove in equilibrio tra passato e presente, tra mito e quotidianità, immergendo il lettore in immagini tanto precise quanto universali: bambini che scavano buche sulla sabbia, donne che si immergono nel mare, pescatori che osservano il movimento incessante delle onde, tavolate rumorose in piccole taverne e cieli notturni punteggiati dalle stelle di Saffo. In ogni verso il mare non è solo sfondo ma protagonista vivo e mutevole, ora teatro naturale, ora specchio della fragilità umana.
Creta è descritta in ogni suo dettaglio, dalle spiagge ai villaggi, dai siti archeologici (come le tombe minoiche) ai luoghi quotidiani come le taverne e le spiagge cittadine. Alcuni episodi si svolgono a Kíssamos, Chania e Kolimbàri, località caratteristiche che incarnano il rapporto intimo e profondo del poeta con l’isola. Anche la natura, come gli ulivi e le colline, è parte integrante dell’ambientazione caricata di simbolismi e significati mitici. Creta diventa lo scenario ideale per esplorare la tensione tra il desiderio di fermare il tempo e l’inevitabile scorrere degli anni. Qui il poeta osserva come i luoghi mutano sotto lo sguardo turistico, similmente alla sua Venezia. Tuttavia, mentre le spiagge e i porti greci si riempiono di visitatori, per Longega Creta resta uno spazio sospeso dove tutto è possibile: incontri fugaci, visioni oniriche, dialoghi silenziosi con la natura e riflessioni profonde su ciò che è effimero e ciò che resiste.
Venezia invece compare come un termine di paragone nostalgico: una città unica e fragile come Creta, anch’essa minacciata dall’invasione turistica e dai segni del tempo. L’alternanza tra questi due mondi crea un ponte emotivo e culturale che sostiene tutta la narrazione poetica.
Il dialetto veneziano è il veicolo espressivo privilegiato di questa raccolta, conferendo ai testi una musicalità che ha come fondamento la stratificazione linguistica, la creazione di cortocircuiti culturali e temporali: le tombe minoiche usate dai tedeschi per nascondere l’artiglieria si sovrappongono alle voci dei turisti che affollano i siti archeologici, le stelle di Saffo brillano accanto ai lampioni moderni, parole come “episteme”, apprese nelle aule universitarie, risuonano sulla bocca di un bambino in spiaggia.
La luce è un altro elemento chiave dell’opera: illumina, svela e disorienta. Nelle descrizioni di Longega la luce è capace di trasformare i corpi, di rendere magici gli oggetti quotidiani e di alterare la percezione del tempo. I paesaggi si caricano di significati simbolici: le spiagge, gli ulivi, i vicoli stretti dei paesini non sono semplici scenari, ma luoghi che custodiscono memorie e segreti che invitano il lettore a un processo di introspezione.
Tra le figure ricorrenti si incontrano pescatori, bambini, donne greche, turisti e animali, tutti protagonisti di piccoli episodi che rimandano a una dimensione mitica. Longega osserva questi frammenti di vita con uno sguardo sospeso tra ironia e meraviglia cogliendo l’ epicità del quotidiano. In una scena un vecchio pescatore si stende sulla spiaggia come se fosse in attesa di essere inglobato dal mare, in un’altra il mare è paragonato a Nureyev, il celebre ballerino ormai malato, che osserva silenzioso la danza altrui.
Non manca, si ribadisce, una vena malinconica che attraversa l’intera raccolta legata al concetto del ritorno. Ogni estate rappresenta un tentativo di ritrovare ciò che è stato, ma anche una dolorosa consapevolezza del cambiamento. Creta come Venezia è un luogo amato e al tempo stesso temuto, perché il rischio è quello di vederlo trasformato, consumato dallo sguardo altrui. Eppure in questa tensione tra conservazione e perdita Longega trova la forza della poesia: uno spazio dove il ricordo si fa resistenza e dove il tempo può essere, almeno per un istante, sospeso.
Titolare diritti audiovisivi
Samuele Editore – Pordenonelegge
Traduzione all’estero
Testo opzionato
NO