Il ragazzo con la tuta blu

AUTORI
Peppe Lomonaco
LINGUA
Italiano
EDITORE
LiberEtà
URL
A questo link si piò ordinare il libro
https://www.libereta.it/prodotto/storia-di-amore-e-di-fabbrica/
Trailerabile
Sì
Genere
Romanzo
Target
Per tutti
Biografia autori
Peppe Lomonaco Nasce nel 1951 a Montescaglioso, provincia di Matera, in una famiglia di braccianti. Nl 1968 diventa operaio qualificato ma continua a coltivare una grande passione per la scrittura e la tradizione antica del racconto orale.
Ha pubblicato È stata una lunga giornata. Storia d’amore e di fabbrica nell’autunno caldo del 1969 (Motola 2011); Gita aziendale e altre storie (Edizioni Giannatelli, 2013); Storie, soltanto storie (Lillitbooks, 2019).
Anno di pubblicazione
2024
Ambientazione
Italia
Sinossi breve
La vicenda tutta in soggettiva di un ragazzo del Sud, costretto ancora minorenne a trasferirsi dalla sua realtà rurale, arcaica della Puglia, nella indistinta periferia nebbiosa di Milano. Per cercare fortuna, insieme con la famiglia, nel Nord del tumultuoso e travolgente sviluppo industriale. Scoprirà cosi la vita di fabbrica, la sveglia alle cinque, la convivenza e la solidarietà coi compagni di squadra, gli scioperi e la strage di Piazza Fontana.
Sinossi lunga
“Il testo racconta con tanta, cruda, verità e in modo assai coinvolgente il decennio a cavallo tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta. Almeno quello vissuto da tanti giovani che in quegli anni migrarono dal Sud al Nord Italia, passando in dieci-venti ore di viaggio in treno attraverso dimensioni della vita lontanissime una dall’altra. Accade anche al protagonista di questa storia che sembra un film “in bianco e nero” e fa venire in mente alcune scene di Rocco e i suoi fratelli, di Luchino Visconti.
Una vicenda tutta in soggettiva, raccontata attraverso gli occhi, le parole i pensieri, i ricordi e la rabbia di un ragazzo del Sud, costretto ancora minorenne a trasferirsi dalla sua realtà rurale, arcaica, nella indistinta periferia nebbiosa di Milano. Per cercare fortuna, insieme con la famiglia, nel Nord del tumultuoso e travolgente sviluppo industriale.
Ma è anche una storia di emancipazione. “Non so quando mi venne l’idea di partire”, ricorda Angelo rievocando la decisione di andare via dalla sua terra per tentare la strada della fabbrica a Milano “Sono un operaio industriale, operaio di fabbrica”. Un operaio che conserva dentro al cassetto i pensieri scritti durante il tempo libero.
La fabbrica vuol dire sveglia alle cinque in una stanza in affitto in cui si dorme in otto-nove persone. Ma vuol dire anche solidarietà coi compagni di squadra: Adelio, Antonino, Spartaco Bandiera, Felice Bellosguardo, Visone, ex partigiano. Oltre a Renato, il caporeparto. La fabbrica significa imparare a scioperare per il contratto, contro gli incidenti sul lavoro, per la riduzione dell’orario, significa capire che la busta paga può diventare troppo leggera, solidarizzare contro il tempista che lavora solo di cronometro, iscriversi a una scuola serale.
La fabbrica insegna a manifestare contro la strage di Piazza Fontana con altri centomila a Piazza Duomo mentre Visone spiega che “… forse saremo cento o duecentomila. Tutta questa gente, tutta questa piazza stracolma di lavoratori e giovani studenti è la risposta a chi vuole azzerare questo autunno di lotte, a chi vuole distruggere i valori della Resistenza”. E qui Lomonaco è bravo a tracciare un filo di continuità tra la Resistenza e le battaglie sociali degli anni Sessanta, attraverso la Costituzione, il maggior lascito della guerra di Liberazione, vissuta come un progetto politico e sociale, un’idea di Italia.
Manca un tassello per avere una vita veramente diversa da quella del paese, lasciata ormai alle spalle perché fatta di povertà, rabbia e tradizione. Manca l’amore che non tarda ad arrivare con Annina dal bel sorriso e dai baci che sanno di mirto e cannella.
In due è più facile affrontare tutto, anche l’epilessia, quella strana malattia che Annina aveva combattuto, per volere della famiglia, soltanto con fichi, carrube e preghiere a San Donato, protettore degli epilettici. Insieme si sceglie il neurologo che dà fiducia.
Inutilmente la famiglia si oppone “Lasciala! Ha il male in capo”, la decisione di andare a vivere insieme è già presa. Del matrimonio sembra non esserci bisogno negli anni Settanta ormai alle porte perché “quando ci vediamo al rientro a casa è sempre una novità”.
Arriverà il matrimonio, per fare contenta Annina, non per convenzione ma per amore. Un amore che rende forti. Insieme si combatte tutto: rabbia, miseria, paura e soprattutto la malattia di Annina.
Succede che però le cose cambino per un errore, una disattenzione, forse per caso…”
Titolare diritti audiovisivi
Traduzione all’estero
Testo opzionato