BOOKCIAK. VISIONI FUORI LUOGO
KIT DIDATTICO / MASTERCLASS
Febbraio 2026
3° MASTERCLASS
Ivelise Perniola
Riepilogo
Cristina Scognamillo, Ivelise Perniola e Monica Repetto, insieme ad altri docenti, hanno avviato una sessione di introduzione al linguaggio cinematografico per gli studenti del Liceo Artistico Enzo Rossi, inclusa la sezione femminile del carcere di Rebibbia, focalizzata sul progetto di cortometraggio. Ivelise Perniola ha ripercorso la storia del cinema, dalla Lanterna Magica al “ritratto democratico” (fotografia e cinema), analizzando le origini del linguaggio cinematografico attraverso le “vedute” dei fratelli Lumière (come “Il pasto del bambino”) e l’evoluzione delle tecniche introdotte dalla scuola di Brighton (montaggio analitico in Le disavventure di Mary Jane e montaggio contiguo in Salvata da Rover). La discussione ha coperto gli elementi fondamentali come l’inquadratura, il montaggio, l’abbandono dello sguardo in macchina, l’introduzione dei movimenti di macchina (panoramica e carrello), e il difficile passaggio al sonoro, fornendo agli studenti strumenti cruciali per la fase di storyboard del loro cortometraggio.
● Presentazione di Ivelise Perniola e Introduzione all’Argomento: Cristina Scognamillo ha ringraziato Ivelise Perniola per la sua presenza, presentandola come professoressa ordinaria di storia del cinema e cinematografia documentaria presso l’Università degli Studi Roma Tre, e co-direttrice della rivista “Agalma”. Ivelise Perniola avrebbe introdotto gli studenti al linguaggio cinematografico, concentrandosi su inquadrature, montaggio e tipologie di ripresa, argomenti cruciali per il loro progetto di cortometraggio (00:35:45).
● Le Origini del Cinema e la Necessità di Immagini: Ivelise Perniola ha iniziato la sua presentazione tornando alle origini del cinema, sottolineando che il linguaggio audiovisivo non è arrivato dal nulla, ma è il risultato di numerosi esperimenti e tentativi (00:37:35). Ha spiegato che i primi tentativi di creare immagini in movimento risalgono al 1600 con la Lanterna Magica, un dispositivo finalizzato all’intrattenimento dell’aristocrazia (00:39:01).
● Motivazione Psicologica della Creazione di Immagini: È stata posta la domanda sul perché le persone creano immagini (selfie, foto, video), con Cristina Scognamillo che ha suggerito che un motivo fosse “avere un ricordo”. Ivelise Perniola ha elaborato, spiegando che le immagini servono a dichiarare la propria esistenza (“noi ci siamo”) e a essere ricordati (00:41:45).
● La Storia della Rappresentazione e la Nascita del Ritratto Democratico: La relatrice ha tracciato una storia del mantenimento della memoria, a partire dall’imbalsamazione nell’Antico Egitto, passando per la scultura nella Grecia e a Roma antiche, fino alla pittura del Rinascimento, tutte pratiche destinate a pochi (00:43:17). Il cinema, preceduto dalla fotografia (metà dell’Ottocento), rappresenta il “ritratto democratico” che sconfigge la morte registrando la propria immagine (00:44:46).
● Il Cinema come Ultima Tappa della Mimesi: È stato spiegato che la fotografia offre un maggiore realismo rispetto al ritratto pittorico eliminando la mediazione soggettiva dell’artista, fungendo da “impronta della realtà” (00:46:19). Il cinema è visto come l’ultima tappa di questa storia artistica, aggiungendo il tempo alla dimensione spaziale posseduta dalla fotografia (00:47:40) (00:59:28).
● La Rottura Impressionista e l’Invenzione della Fotografia: Ivelise Perniola ha fatto notare che l’Impressionismo, la prima avanguardia che ruppe con l’obbligo del figurativo e del ritratto, nacque nello stesso periodo dell’invenzione della fotografia (00:47:40). La fotografia liberò l’artista dall’obbligo della rappresentazione, consentendo l’espressione della propria interiorità (00:48:59).
● L’Evoluzione del Linguaggio Cinematografico Primitivo: È stato sottolineato che il cinema non nacque già nella sua forma attuale, ma si sviluppò progressivamente attraverso prove ed errori, soprattutto nei primi dieci anni (1895-1905), un periodo molto affascinante. Inizialmente, quelli che oggi chiamiamo film si chiamavano “vedute” a causa della loro natura rapida e istantanea, duravano pochissimi secondi (00:50:21).
● Le Prime Proiezioni Pubbliche e il Contesto Popolare: La prima proiezione pubblica (27 dicembre 1895) aveva una durata totale di 20 minuti ed era composta da varie vedute, e si tenne in un caffè di Parigi, non in un luogo apposito. Per i primi dieci anni, il cinema era considerato un’attrazione popolare e circense, poiché le prime sale cinematografiche nacquero solo intorno al 1909-1910 (00:51:44).
● Analisi della Veduta “Il pasto del bambino”: È stata analizzata la veduta “Il pasto del bambino”, descritta come un “film di famiglia” che documenta August Lumière e sua moglie mentre danno da mangiare al loro figlio (00:52:59). Questo filmato è di tipo documentaristico e privo di contenuto narrativo complesso (00:54:11).
● Elementi di Realismo e Metacinema nel Cinema Primitivo: Gli spettatori dell’epoca rimasero colpiti dal massimo realismo offerto, in particolare dalle foglie mosse dal vento, indice della dimensione del movimento (kinesis) (00:55:29) (00:59:28). Monica Repetto ha aggiunto che la bambina che porge il biscotto verso la cinepresa è un elemento interessante di metacinema, rivelando il dispositivo cinematografico e il fatto che nel cinema primitivo non esisteva il “tabù dello sguardo in macchina” (00:56:49).
● Discussione sugli Elementi Mancanti nelle Prime Vedute: Agli studenti è stato chiesto cosa mancasse nelle prime vedute rispetto ai film moderni, portando a identificare diversi elementi (00:59:28). Gli elementi mancanti individuati sono stati: la telecamera fissa (assenza di movimenti di macchina come zoom, carrelli e movimenti laterali), la mancanza di suono e la mancanza di colore (01:00:46). Inoltre, è stata notata la mancanza di un racconto o di una trama, il che implica l’assenza del montaggio, poiché le vedute sono composte da un’unica inquadratura (01:01:57).
● Il cinema primitivo e il concetto di inquadratura: Ivelise Perniola ha spiegato che il cinema primitivo è caratterizzato da vedute in monoinquadratura, definendo l’inquadratura come la cellula base del linguaggio cinematografico. Ha citato il teorico russo Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, che paragonava l’inquadratura a una singola parola nel vocabolario, dove l’accostamento di più inquadrature è necessario per formare un racconto. All’epoca del cinema primitivo, coloro che operavano dietro la macchina da presa erano chiamati operatori (come gli operatori Lumière), e l’idea del regista come forma d’arte si sarebbe sviluppata solo agli inizi degli anni ’10 (01:04:46).
● L’inquadratura come fotografia e l’uso del chiaroscuro: L’inquadratura del cinema primitivo si avvicina alla dimensione della fotografia, un’area da cui provenivano i fratelli Lumière. I Lumière hanno prestato particolare attenzione alla costruzione del quadro e all’uso del chiaroscuro, bilanciando elementi cromatici chiari e scuri per creare contrasto e dare profondità all’immagine. L’obiettivo era evitare l’appiattimento dell’immagine, rendendo l’occhio dello spettatore attento ai singoli elementi attraverso il contrasto (01:06:10).
● La costruzione della realtà nell’inquadratura: Le vedute dei Lumière non erano improvvisate ma “estremamente costruite” e pensate, con tutti gli elementi disposti per colpire l’attenzione dello spettatore. Il cinema è visto come una rappresentazione della realtà, ma tale realtà deve essere costruita per essere interessante e attrarre lo sguardo (01:07:52). A titolo di esempio, Ivelise Perniola ha menzionato la famosa veduta dell'”uscita dalle fabbriche Lumière”, di cui i fratelli hanno realizzato tre versioni, testando quale funzionasse meglio per il pubblico dell’epoca (01:09:11).
● Il salto geografico e l’inizio della sperimentazione narrativa: La discussione si è spostata dalla Francia dei fratelli Lumière all’Inghilterra (Gran Bretagna) nel 1903, introducendo il cortometraggio *Le disavventure di Mary Jane*. Ivelise Perniola ha invitato gli spettatori a osservare il film per notare una nuova modalità di raccontare la realtà e una nuova forma di montaggio (01:10:16). In Inghilterra, nella “scuola di Brighton”, un gruppo di giovani fotografi ha iniziato a sperimentare e inventare innovazioni linguistiche che avrebbero gettato le basi per il linguaggio cinematografico classico (01:12:39).
● L’introduzione del montaggio e la figura intera: Nel cortometraggio *Le disavventure di Mary Jane*, il regista George Albert Smith ha utilizzato per la prima volta una forma di montaggio che prevedeva più inquadrature (01:14:03). Questo film comico mostra un’alternanza tra la figura intera di Mary Jane e un campo medio (dal volto ai fianchi), un elemento che Ivelise Perniola ha identificato come montaggio di inquadrature con diversa scala o distanza (01:15:20) (01:18:16). Un elemento ricorrente del cinema primitivo è la protagonista che guarda in macchina, facendo l’occhiolino al pubblico (01:14:03).
● La funzione del montaggio analitico: Il montaggio analitico, introdotto in *Le disavventure di Mary Jane*, ha la funzione specifica di far vedere meglio l’azione e le espressioni del volto, in risposta alla necessità di stringere e avvicinarsi alla protagonista (01:16:41). Questo tipo di montaggio, che consiste nell’alternanza di inquadrature con diversa scala, è stato definito la base del linguaggio cinematografico (01:18:16). Con la scuola di Brighton ha iniziato a nascere l’idea del cinema come racconto, possibile solo grazie all’introduzione del montaggio, poiché le vedute fisse e di breve durata non permettevano un respiro narrativo (01:19:41).
● Tecniche e trucchi del cinema delle origini: *Le disavventure di Mary Jane* presenta anche trucchi cinematografici, come l’effetto della sparizione, inventato da George Méliès, che è l’inventore del cinema fantastico (01:21:04). Un altro trucco usato è la sovraimpressione, che consisteva nell’imprimere le immagini due volte sullo stesso fotogramma per creare l’effetto del fantasma (01:22:32). Ivelise Perniola ha anche menzionato che la sovraimpressione era usata in fotografia per inscenare truffe sull’apparizione di fantasmi (01:23:40).
● Elementi mancanti e figure professionali del cinema muto: Nonostante l’introduzione del montaggio analitico, in questi primi film mancavano ancora i movimenti di macchina (la macchina era ancora fissa) e il sonoro. Monica Repetto ha aggiunto che mancavano anche il colore e i movimenti di camera (01:24:57). Ivelise Perniola ha notato che mancavano anche le didascalie (introdotte solo nel 1909), costringendo lo spettatore a intuire la trama (01:26:28). Le proiezioni primitive si avvalevano di figure come l’imbonitore (che narrava la trama), il rumorista (che creava suoni artigianali) e i musicisti (che fornivano musica dal vivo) (01:27:47).
● L’origine funzionale della musica e la lunga storia del muto: I Lumière hanno deciso di aggiungere musica alle proiezioni non per ragioni estetiche, ma per coprire il forte rumore delle pale del proiettore, che distraeva il pubblico. Il cinema muto è durato molti anni (il sonoro fu inventato nel 1927), sviluppando codici e modalità di ripresa diversi (01:29:05). Il film *Salvata da Rover* (1905), anch’esso della scuola di Brighton, è stato introdotto come esempio di costruzione narrativa più articolata e di un ulteriore sviluppo del montaggio (01:30:29).
● L’invenzione del montaggio contiguo e la costruzione del fuoricampo: *Salvata da Rover* è costruito sul raccordo, in cui il cane protagonista segue un tragitto in continuità (01:33:06). Il montaggio contiguo è un montaggio che prevede il raccordo sul movimento da un’inquadratura all’altra, rivoluzionario perché costruisce il fuoricampo e crea una continuità spaziale. Questa tecnica permette allo spettatore di seguire i personaggi attraverso spazi contigui. È stata sottolineata anche una regola grammaticale per la continuità spaziale: se un soggetto esce in alto a sinistra, deve rientrare in basso da destra per non disorientare lo spettatore (01:35:08).
● L’abbandono dello sguardo in macchina e il ruolo dello spettatore: *Salvata da Rover* è stato notato per il fatto che gli attori non guardano più in macchina, segnando un salto di qualità verso il cinema classico. Nello stile classico, lo spettatore deve essere “invulnerabile” e non sollecitato da uno sguardo esterno, in modo da favorire l’immedesimazione nel racconto (01:38:16). L’obiettivo del cinema, soprattutto quello hollywoodiano che nasce come industria, è l’economia e l’intrattenimento, e la costruzione narrativa è finalizzata a portare più spettatori possibile in sala (01:39:32).
● L’introduzione dei movimenti di macchina: panoramica e carrello: Il primo movimento di macchina fondamentale introdotto è la panoramica, ovvero il movimento della macchina da presa sul proprio asse (destra/sinistra o alto/basso) rimanendo fissa sul cavalletto (01:41:01). Il movimento successivo è il carrello, un movimento “immersivo” in cui la macchina da presa, posizionata su binari, entra nello spazio, creando la percezione nello spettatore di muoversi con i personaggi (01:42:40). Il carrello è stato utilizzato per la prima volta nel film italiano *Cabiria* (1914) di Giovanni Pastrone (01:44:02).
● L’influenza del carrello e la costruzione della suspense: Il regista americano David Wark Griffith, dopo aver visto il carrello di *Cabiria*, lo ha utilizzato nel suo colossal *Intolerance* (1917), esagerando con la macchina da presa montata su tiranti aerei. Ivelise Perniola ha risposto a una domanda sul fatto che la rottura della quarta parete non disturbasse nel cinema primitivo, poiché in quei primi 10 anni lo spettatore era più attento e meno coinvolto nel racconto, data la durata limitata e la mancanza di didascalie (01:45:29). Griffith è anche l’inventore del montaggio alternato, utilizzato in film come *The Lonely Villa* (1909), che ha la funzione di creare suspense mostrando azioni che si svolgono nello stesso tempo ma in luoghi diversi (01:47:18).
● Sperimentazioni sul colore e l’introduzione del sonoro: Nonostante George Méliès avesse fatto esperimenti con il colore dipingendo manualmente fotogramma per fotogramma, il cinema a colori si è diffuso solo negli anni ’30 e poi negli anni ’50 con l’introduzione del Technicolor (01:50:19). In Italia, la pellicola a colori nazionale si chiamava Ferrania Color, e il primo film a colori italiano è stato *Totò a colori* (1952) (01:51:43). Ivelise Perniola ha concluso la lezione sul cinema muto introducendo il passaggio al cinema sonoro, inventato nel 1927 (01:52:55).
● Le difficoltà del passaggio dal muto al sonoro: Ivelise Perniola ha mostrato una sequenza del film *Singin’ in the Rain* (1952), che documenta le difficoltà e gli errori del passaggio dal muto al sonoro, tra cui i problemi con il posizionamento dei microfoni. La sequenza ha illustrato problemi come la perdita della voce perché il microfono era nascosto in un cespuglio, o il microfono che captava il battito cardiaco dell’attrice (01:52:55) (01:57:39). Molti attori, come il divo John Gilbert, hanno visto la loro carriera stroncata a causa di una voce non adatta al sonoro (01:59:17).
● Applicazione delle tecniche di montaggio e movimenti di macchina in un cortometraggio attuale: Monica Repetto ha commentato che gli elementi illustrati, in particolare il montaggio alternato, il montaggio analitico e quello contiguo, saranno utilizzati per il loro cortometraggio, che presenta due *plot* in luoghi diversi (dentro e fuori dal carcere) (01:59:17). Hanno riconosciuto che i movimenti di macchina fluidi (come il carrello o il *dolly*) restano difficili per il cinema indipendente, a causa della necessità di strumenti tecnici, mentre i droni sono diventati quasi obbligatori anche senza una profonda motivazione estetica. Hanno concordato sulla necessità di utilizzare gli elementi tecnologici al servizio del racconto, e non in modo arbitrario (02:00:57).
● Collaborazione e potenziale ospitalità universitaria: Monica Repetto ha espresso il desiderio di condividere qualcosa con Ivelise Perniola per avere la loro opinione, e Ivelise Perniola ha suggerito che l’Università potrebbe ospitare il progetto, un’idea che Cristina Scognamillo ha trovato interessante. Cristina Scognamillo ha suggerito di valutare prima il progetto e il suo valore prima di considerare l’ospitalità (02:04:42).
● Processo creativo e preparazione: Monica Repetto ha descritto l’esperimento produttivo e creativo come interessante perché unisce realtà diverse, sottolineando che il processo creativo è una parte cruciale del lavoro, anche se gli studenti preferirebbero iniziare subito a registrare. Hanno spiegato che i partecipanti comprenderanno che un lavoro di preparazione solido è essenziale per il successo del progetto. Ivelise Perniola ha concordato con l’importanza della preparazione, paragonandola al lavoro dei fratelli Lumière, un concetto che Monica Repetto ha definito “cinema primitivo” (02:04:42).
● Saluti conclusivi: La riunione si è conclusa con saluti e auguri per una buona giornata da parte di Monica Repetto, Cristina Scognamillo, Ivelise Perniola, Elisabetta Romani e Irene (02:04:42).

Ivelise Perniola
Fondamenti di Storia del cinema
breve bio
Ivelise Perniola è professoressa ordinaria di Storia del Cinema e Cinematografia Documentaria presso l’Università degli Studi Roma Tre. È co-direttrice dal 2018 della rivista di fascia A: “Agalma. Rivista di studi culturali” (Mimesis). Ha pubblicato le seguenti monografie: Godard, Fino all’ultimo respiro (2022), Gillo Pontecorvo o del cinema necessario (ETS, 2016), L’era postdocumentaria (2014), L’immagine spezzata- Il cinema di Claude Lanzmann (2007), Oltre il Neorealismo-Documentari d’autore e realtà italiana del dopoguerra (2004), Chris Marker o del film-saggio (2003). È di recente pubblicazione una sua curatela sul cinema di François Truffaut (Marsilio, 2024). Ha pubblicato numerosi saggi sul cinema documentario italiano e internazionale.